Thursday, January 17, 2008

Per lo studio delle Relazioni Umane #1

prendere confidenza: simile a "infilare le scarpe senza slacciarle".

Tuesday, January 15, 2008

i love shopping in rosso

Credo che poche esperienze al mondo riescano ad essere appaganti quanto un acquisto riuscito. So di apparire frivola, in netto contrasto con alcuni adolescenti emo e persone politicamente impegnate che figurano nella lista dei miei link, ma non posso farci niente: lo sono, frivola intendo. Il fatto è che quando vedo un bel maglione su uno scaffale mi sciolgo, come se un cucciolo mi stesse guardando con il suo migliore sguardo da cucciolo. Ecco: per me un bel vestito è un po' l'equivalente di un bel cucciolo che mi guarda e mi dice "prendimi, prendimi con te, prima che lo faccia qualcuno che mi laverebbe in lavatrice con un programma per tappeti". Io, si sa, ho un cuore tenero, non sopporto di vedere un bel vestito (cucciolo) afflitto da simili patemi d'animo. Talvolta sono costretta a lasciarlo giù, per svariate ragioni:

a) è un vestito di razza. E' questo un problema profondo e articolato, che risolvo con me stessa grazie ad una serie di riflessioni profonde e articolate. In tre fasi: costa troppo; i vestiti di razza, si sa, sono viziati e un po' antipatici, e danno quest'aria al proprietario... come di avere un po' la puzza al naso, e dato che un vestito deve, in qualche modo esteriore e superficiale, definirmi, non ci tengo ad essere definita snob più di quanto già non lo sia; e comunque dopo un po', dei vestiti, si sa, ci si stanca.

b) ne ho appena adottato un altro (o altri due, o altri tre, o infiniti altri in particolari periodi dell'anno) e non avrei tempo, forze e contanti per adottare anche lui. Questo è terribile, perché mi fa sentire davvero una madre egoista e crudele: sto male con me stessa, divento nervosa, sudo. Talvolta mi arrendo, ma di solito è in questi momenti che scelgo di esercitare la mia forza di volontà: cerco un qualsiasi difetto ("certo che se quel fiocchetto fosse di due millimetri più in basso...") e lo abbandono al suo destino (lavatrice programma tappeti), seccata dall'idea di un capo di vestiario con tanto potenziale sprecato. Due millimetri, ma dico!

c) ha già un proprietario. Questa variazione c è forse la più dolorosa delle tre, perché presenta delle problematiche di contorno non indifferenti. Di solito, infatti, ci si trova davanti a due possibilità: nel primo caso la persona che conduce a spasso il capo desiderato è estremamente, divinamente, perversamente bella, dunque oltre a tutto ciò che indossa vorresti fare volentieri scambio di corpi: rendersi conto dell'impossibilità della cosa è terribile. Nel secondo caso, invece, ad indossare quanto di più grazioso tu abbia mai visto è un essere orribile e abominevole, che lo sta sformando e chiaramente non se lo merita: in quel caso vengo sopraffatta dalla rabbia che solo un profondo senso di ingiustizia può dare.
Inoltre il desiderio di possedere ciò che indossa qualcun altro può condurre a siparietti patetici e imbarazzanti, quali: seguirlo; farsi beccare a fissarle (nel caso di una lei, e nel mio caso si tratta sempre di una lei, le magliette sportive -come ho già spiegato altrove- ve le potete tenere) le tette... e vai a spiegare che stavi guardando quel maglioncino fantastico!; bestemmiare tra te e te facendoti sentire e causandoti immancabili occhiate di scherno e commiserazione.

Esistono però, per fortuna dell'umanità, anche casi di meraviglioso shopping meraviglosamente riuscito. Tre sono le condizioni da soddisfare:
1-trovi quello che stavi cercando;
2-della tua taglia;
3-con il 70% di sconto.

Ora, odio dirlo, ma grazie alla millantata povertà degli italiani (a me sembra che, ancora, abbiamo tutti qualcosa da mangiare) i negozianti hanno cominciato questi mesi di saldi sparando percentuali belle alte, e sono reduce da una seduta di shopping assolutamente perfetta. Scusate la chiusura frettolosa, ma corro a coccolare la gonna nuova.

Tuesday, January 08, 2008

vecchie abitudini dure a morire:

io sono fatta strana, il che di solito significa che sono una persona normalissima. nello specifico, volendomi percentualizzare (è una parola che esiste?), potrei dire che sono al 50% codardia e al 50% coraggio. il problema è che, ultimamente, la codardia prevale, il che rende un tantino problematiche tutta una serie di cose tra cui, dettagli, l'accettarmi e il ritrovarmi in ciò che sono e penso.
Il fattaccio si svolge nella seguente maniera: una qualsiasi cretinata si mette tra me e quello che sto facendo? vado a nascondermi in un libro. Non mi riesce neanche più di nascondermi nei telefilm, che era più comodo: 40' e poi finito, si torna alla realtà. Qui no. Il mondo dei libri è diverso, perché dopo le prime pagine ce ne sono delle altre, e ad ogni capitolo ne segue uno nuovo. Inoltre ho avuto la sfortuna di incrociare sulla mia strada un mercatino dell'usato, che significa librilibrilibri a volontà a prezzi stracciatissimi, quindi ho casa piena di nuove cose da leggere.
Il brutto è che trovo anche un sacco di belle giustificazioni! La mia preferita è: "finito questo libro ne avrò letto uno in più, che non fa mai male" seguita da "lo faccio per la mia cultura" (quando leggo qualche classico) e "lo faccio per poterlo criticare meglio" (quando leggo qualche schifezza vergognosa). Ma c'è anche quella di quando devo proprio mollarlo ma non riesco, che sarebbe "ok, a sto punto mi mancano solo 200 pagine, tanto vale finirlo... così poi mi dedico totalmente alla t**i" (avete notato la censura? mi rendo conto che è quello l'argomento implicito del post, ma sono decisa a non nominarLa).
I libri sono la mia maledizione. Una volta che ci sono entrata dentro è difficilissimo uscirne, anche perché, avendo una lunga tradizione di lettrice alle mie spalle, non posso fare a meno di costruirci sopra critiche, confronti, giudizi inappellabili e incredibili prove di affascinata pazienza.
Così, dopo essermi resa conto di aver letto, nella mia infanzia, un libro di Laura Ingalls (La piccola casa nei grandi boschi) senza aver mai visto "La casa nella prateria" (incredibile, lo so), mi sono trovata per le mani un curioso John Grisham: "La casa dipinta".
Se vi immaginate un palazzo di Chicago fresco di vernice vi sbagliate: si parla di Arkansas, di vita rurale, di campi di cotone, di razzismo, intolleranza, religione e buonismo tutto americano. Un libro un po' sulla riga del "guarda, eravamo così, imperfetti ma tanto poveri, quindi ci devi perdonare". Non l'ho ancora finito, naturalmente, ma i confronti con quell'altro libro citato un po' più su si sprecano. E' passato sicuramente tanto tempo, ma per ora lo devo proprio dire: Laura vince!

Wednesday, January 02, 2008

il quarto la mangiò

Intanto mi chiedevo perché dovesse essere pazza, quella povera lepre. Con una certa, macabra consapevolezza, mi rendevo conto che si spara anche alle lepri savie. poi ha ridefinito il mio rapporto con le dita delle mani. L'anulare è diventato un dito ingordo, beffardo e traditore. Un po' viscido. Per una strana ironia della sorte è stato anche il periodo in cui mi hanno spiegato che quello è il dito su cui si porta la fede. Precoci disillusioni? Indubbiamente, altrimenti non si spiega il mio sguardo di sospetto ogni volta che fissavo quel cerchietto d'oro.

Volevo fare la ballerina, poi il pompiere, poi il direttore d'orchestra. Volevo guidare.
Volevo fare la scrittrice e anche l'illustratrice. Volevo scrivere libri per bambini, poi libri d'amore, poi volevo fare la regista, poi di nuovo la scrittrice.
Infine ho lasciato che le cose seguissero il loro corso, ogni tanto scrivo ma di certo non sono stata abbastanza folle da permettere di programmare una carriera in quel senso. Carriera come barbona, intendo. Ho trovato, forse, una sorta di via di mezzo, e mi sono messa a studiare comunicazione visiva. Ciò significa che magari trovo un posto di lavoro, dopo, ma ho anche un sacco di possibilità di fare la barbona.

torno a lavorare alla fottuta tesi, và.