Thursday, January 25, 2007

come on, now, honey

quando ero piccola, e con piccola intendo in quell'età in cui ancora ci si infila i mattoncini lego su per il naso, giocavo con i duplo (che non dovevano essere molto famosi, perché nessuno capisce mai quando ne parlo, pensando che io mi riferisca a strane costruzioni di snack al cioccolato). nella mia inventiva architettonica straordinariamente precoce, la costruzione che prediligevo era la "torre con i pezzi da quattro": trattasi di una primitiva forma di sinergie artistiche che si esprimono attraverso l'impilazione infinita di mattoncini quadrati di diverse nuances.
e siccome tanto io ero precoce quanto mio padre era (ed è) un bastardo, invece di supportarmi e aiutarmi, mi passava di fianco e con una manata buttava giù la torre. io mi disperavo, piangevo, pestavo i piedi, gli urlavo tutta la mia rabbia e ribellione giovanile. mia madre prendeva le mie parti, con uno sfogo più o meno analogo. lui alzava le spalle, rideva, e si giustificava dicendo che dovevo abituarmi presto, e che nella vita passa sempre qualche stronzo a distruggere le cose.

[piccola digressione: la parola "stronzo" non è altro che una licenza poetica. in casa mia, fino a due anni fa, le parolacce erano severamente vietate, tanto che mia madre, per anni, ha cercato di ammorbidire i nostri "stupido" e "scemo" in più delicati "stupidino" e "scemino".]

ora, tra i 18 e i 16 anni dopo, devo dare ragione a mio padre, vedendo pian piano fare tabula rasa di tutte le mie torri. cadono una ad una, inesorabilmente, con un bel "katakrash". non posso neanche dire di essere scoraggiata, anzi: mi stupisce la mia tenacia, in questi ultimi giorni di follia semestrale.
certo, essere così stanca non è piacevole, soprattutto con tutti i casini di contorno. ma come dicevo a riccarrdo qualche giorno fa, ho scoperto con rabbia che "ce la posso fare". e quindi ce la faccio, anche a costo di desiderare la resa con tutta me stessa, buttando giù una ad una le torri che rimangono.

8 upside down:

wild_honey said...

invece mio padre si limitava a minacciarmi con la cintura perchè non imparavo le tabelline.
lui dice che me lo sono inventato, visto che tra l'altro non mi ha mai sfiorata una volta. cmq son traumi!

in ogni caso: sei stata nominata!

Sonia said...

Pensa che le torri con il duplo si possono sempre ricostruire. Più alte e più belle. Sempre diverse nelle loro combinazioni uniche di colori. Poco importa degli stronzi che passano.
un bacio

Valia said...

avevo troppo pochi pezzi di duplo per farne colonne, in compenso ne facevo di infinite con il lego partendo da un pezzo lungo e salendo fino a quelli da uno e poi mi divertivo a vederle crollare, un po' come la mia vita attuale ^^'

wild_honey said...

non sento le pagine di nessun libro frusciare fino a pagina 123 e non sento nessun ditino digitare sulla tastiera! NESSUNO!

Camilla said...

Io i duplo li avevo, ma li usavo come esca per mandare il cane sotto al letto e chiudercelo con le pagine di cartone de 'Il mio primo libro'.
Ti voglio bene!

riccarrdo said...

i duplo! li chiamavo "le costruzioni grandi" :D

FewWhispers said...

io ce li avevo i duplo,solo che li chiamavo "lego grandi" x distinguerli dai "lego piccoli" XD

cmq,grande saggezza quella di tuo padre..dico davvero;)

Raf said...

Anch'io li avevo i Duplo! E da qualche parte dovrei avere ancora un saccone di vari mattoncini LEGO alto quasi quanto me! (1.80 m all'incirca, per la cronaca) Ah, quanti ricordi *_*

Spero che ora che ti scrivo tu sia riuscita a ricostruire le tue torri, magari anche in tempi più brevi. La stabilità delle stesse non dipende sempre soltanto da noi. Il primo passo è non scoraggiarsi, il secondo cercare di ricostruirle meglio di prima.

PS. Carino il blog, accogliente ^_^ Ciauz!