Wednesday, October 25, 2006

il post che state per leggere non è un post, è una parentesi di questo blog.
nel momento in cui l'ho aperto mi sono un po' ripromessa di metterci solo lo strato esteriore. niente sentimenti in gioco su una pagina pubblica.

il fatto è che scoprire quanto male fanno certe cose, è brutto.
scoprire di non essere abbastanza.

da quando sono a milano soffro di un complesso d'inferiorità mai visto prima.
mi sento sempre di almeno un gradino sotto gli altri.
oggi mi sento anche un gradino sotto nel cuore delle persone.
sapevo già di non essere all'altezza della situazione,
forse devo solo accettare il fatto che, dopo tutto, la situazione non mi riguarda più.

Sunday, October 22, 2006

On the road. again.

tornando indietro di un paio di settimane (2? 3? 1000?), ricorderete tutti che vi avevo promesso (umpf, parolone!) un post su casi umani e autostrade.
le vostre curiosità, legittime, riguardo gli argomenti trattati, vertevano principalmente su:
casi umani *e* autostrade o casi umani *in* autostrada?.
kids (si, ho appena finito di vedere how i met your mother), devo rivelarvi un segreto: se una volta pensavo che fossero due argomenti separati e a se stanti, ora devo ricredermi.

autostrade2 autostrada1


ora, in realtà, ho messo queste foto un po' solo per farvi vedere quanto è figo *click to enlarge*, e quanto javascript può essere interessante quando non è spiegato da Mr.Cugola, ma un po' anche perché, in effetti, è proprio così.
insomma, immaginate una lunga strada che separa voi, puntino A, dall'ikea di Padova, puntino B. la lunga strada in questione è, naturalmente, un'autostrada, e voi la state percorrendo, nonostante il limite sia 130... a passo d'uomo. si, perché sulla corsia opposta, cioè su quella in cui si va nell'altro senso, separata da un guard rail, si è rovesciato un tir. e la gente della vostra corsia rallenta... per guardare l'incidente!! ah, accidenti, che bello costringere 8km ad una lentezza da record solo per vedere quanto male si è fatto un pover'uomo che
a) non potrai mai aiutare
b) non avresti comunque nessuna intenzione di aiutare
c) se anche non si è fatto nulla, con ogni probabilità ha perso il lavoro, un sacco di soldi e sta già abbastanza di merda senza dover notare che tu, idiota, rallenti un'intera tre-corsie per ammirare in tutta tranquillità il suo incidente!
senza contare che, insomma, siamo arrivati all'ikea con un discreto ritardo.

questo per quanto riguarda le autostrade, gentili telespettatori. i casi umani, invece, continuano nel prossimo episodio.

Thursday, October 05, 2006

milano in due diverse angolazioni

milano, next stop. di nuovo a contatto con la vita milanese, di nuovo. mi sono trovata del tutto spaesata tra persone che ti guardano senza giudicarti, che ti corrono accanto senza sapere che esisti, che corrono, soprattutto.
mi è mancata alice: mi sono resa conto di non aver mai fatto la strada per crocetta senza di lei. sapevo dove andare, mi sono avviata quasi automaticamente dalla parte giusta, spaesata dal non essere in ritardo, di corsa, dal non ridere di qualcosa che non so, che non ho mai saputo, forse del semplice fatto che corriamo e siamo di nuovo in ritardo. niente ritardo, questa volta, ma mi è mancato terribilmente. è strano essere di nuovo qui. non quando sto in casa: ho imparato a sentirmi a mio agio in questi due metri quadrati che odorano di ammorbidente. quando esco, la città mi urta: il grigio, le persone, la diversa scala di distanze. mi sono trovata a pensare che crocetta è vicino a casa mia. ora, calcolando che per arrivarci devo cambiare tre mezzi, per un totale di 40 minuti di viaggio, ci si rende conto che non è una vicinanza vera, ma va bene così. mi è sempre andato bene, oggi, però, mi sono sentita a disagio. come i primi tempi, quando mi sentivo un'estranea tra persone più dentro un sistema che io non riuscivo ad afferrare. ora mi manca qualche appiglio. alice, forse.

milano by night. camminando sotto i portici di corso vittorio emanuele, verso le 22, mi sono commossa. c'erano tante persone che camminavano come me, immerse in un'atmosfera di silenzio quasi musicale... un tizio, appoggiato ad una colonna, intagliava animaletti nelle carote. uccellini, per di più, bellissimi, perfetti. c'era profumo di carota, in quell'angolo, e davvero non avrei mai pensato di poter dire che le carote profumano. guardandolo, per un pochino, mi ha colpito quanto fosse tranquillo, sereno, quanto fossero belle le sue sculture vegetali: tanto quanto erano effimere, quasi ingenue, e forse proprio questo le rendeva così perfette.
c'era un uomo che parlava ai suoi cani e quelli lo ascoltavano, quasi partecipi delle sue parole, fare chissà che discorso sui massimi sistemi. mangiava un piatto di pasta al pomodoro, tortiglioni credo, seduto a terra, e nonostante il viavai di gente non si curava di allungare una mano per chiedere un soldo. come se quella fosse la sua pausa pranzo, da passare rigorosamente "in famiglia".
c'era un vecchietto, avrà avuto novant'anni, che passeggiava da solo, elegantissimo, una rosa rossa appuntata al colletto della giacca. abbiamo aspettato la 61 insieme. mi ha detto "guarda, c'è la luna piena". io ho annuito, e siamo stati contenti così, in contatto per un'unica volta nelle nostre vite, per poi separarci, ognuno dietro alle sue cose.
però, il più importante resta il tizio delle carote. non so se riesco a comunicare la sensazione, ma vedere una persona, lì, a fare esattamente quello che sa fare, e questo è intagliare uccellini bellissimi nelle carote, davanti ai tuoi occhi, con tranquillità e metodo e una sorta di consapevolezza, dietro le quinte, che gli suggerisce che fa bene il suo lavoro, che è bravo. pensiamo sempre ad un lavoro gratificante come ad una grande carriera, in un qualche studio importante, o impresa, o associazione, o in proprio. qualcosa che ci dia un posto nella società, una definizione da scrivere accanto al nostro nome nei biglietti da visita. ma se tutto, il tutto vero, quello importante, potesse riassumersi anche nell'intagliare carote?
io non so farlo, non conosco nessuno che sappia farlo. è un'abilità, qualcosa che dovremmo imparare, eppure non ci pensiamo. passiamo oltre a rincorrere le nostre vite, senza fermarci a pensare che c'è gente fottutamente brava ad intagliare carote, che intaglia carote.

e, insomma, le autostrade e i casi umani la prossima volta, ok?